Morbo di Parkinson: amici e nemici nel piatto

Sembra incredibile ma anche per combattere questa degenerazione che colpisce le persone anziane è necessario avere un approccio integrato: a cominciare da una buona e sana alimentazione. Sostanzialmente vegetariana.

Incredibile ma vero: ma anche contro il Morbo di Parkinson funziona l’approccio integrato.
Praticare una sana alimentazione vegetariana è infatti uno dei principi cardine per la prevenzione e la cura di una malattia oggi sempre più diffusa.

Sin da quando, nel 1817, il dottor Parkinson nel suo Trattato sulla paralisi agitante descrisse la malattia che poi ha preso il suo nome, i casi di persone colpite ogni anno dal morbo di Parkinson non hanno fatto che aumentare. Fino a pochi decenni fa il disturbo colpiva principalmente individui oltre i 60 anni, ma oggi l’età d’insorgenza è scesa, con manifestazioni già attorno ai 40 anni; si sono registrati addirittura casi di ventenni colpiti dal cosiddetto parkinsonismo giovanile, frutto di inquietanti mutazioni genetiche.
Colpa delle intossicazioni?

parkinson-morbo

Che cos’è il morbo di Parkinson?

Il Parkinson è una malattia neurologica progressiva caratterizzata dalla degenerazione di alcuni neuroni situati nella parte più profonda del cervello detta «sostanza nera», sede della produzione di dopamina, un neurotrasmettitore fondamentale nel regolare le funzioni di equilibrio e movimento. La progressiva riduzione dei livelli di dopamina determina tremori, rigidità muscolare, lentezza di movimento, alterazioni posturali, inespressività, insonnia e depressione.
Difficile stabilire le cause, anche se la degenerazione da danno ossidativo e il contatto con sostanze altamente tossiche sembrano essere alla base del problema. Si punta il dito contro diserbanti, pesticidi, metalli pesanti come piombo, mercurio e alluminio, tutte sostanze neurotossiche che, in soggetti geneticamente predisposti, potrebbero determinare l’insorgere della malattia.
Desta interesse il fatto che la maggior parte delle persone affette dal morbo di Parkinson presenta una ridotta funzionalità epatica; il fegato, organo chiave di tutti i processi di depurazione, non lavorando più in maniera efficiente, determinerebbe un accumulo di tossine che andrebbero proprio a colpire il cervello. Purtroppo non esistono ancora cure in grado di sconfiggere la malattia e i trattamenti farmacologici (levodopa) sono per ora solo in grado di alleviare la sintomatologia.

Quali sono gli amici e quali i nemici nel piatto? Se il danno ossidativo delle cellule neuronali è alla base dell’instaurarsi della malattia, la tipica alimentazione americana, purtroppo sempre più diffusa in occidente, costituisce un vero e proprio killer per la salute del nostro cervello. Sovraccarica di cibi raffinati, zuccheri, grassi nocivi e additivi, non solo non apporta nessun reale principio nutritivo, ma incentiva la proliferazione di radicali liberi e processi infiammatori, con effetti devastanti. I lipidi sono i nutrienti principali dei nostri tessuti cerebrali e se gli acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi sono sicuramente salutari e benefici, dobbiamo prestare grande attenzione ai grassi saturi e a quelli idrogenati. I primi, presenti in alimenti di origine animale, sono più soggetti a ossidazione e possono contribuire ad aumentare i livelli di omocisteina, un aminoacido che in elevate quantità risulta tossico per il nostro cervello. I secondi, contenuti principalmente nei prodotti industriali da forno e nei fritti, individuabili nelle etichette alla voce «oli vegetali» (a meno che non sia specificato «non idrogenati») sono grassi che irrigidiscono le pareti cellulari pregiudicandone la funzionalità nutritiva, energetica e comunicativa.

Cosa bisognerebbe mangiare

L’alimentazione ideale è di tipo prevalentemente vegetariano e improntata ai principi del crudismo, con frutta e verdura fresca di stagione, esclusivamente di provenienza biologica, priva di residui antiparassitari e anticrittogamici. In particolare le crucifere (broccoli, coste, crescione, cime di rapa, bietole, cavolo verza, cavolfiori) ricche di vitamine A, acido folico, zolfo, luteina e zeaxantina sono fondamentali per sfiammare i tessuti in profondità e migliorare le prestazioni cerebrali. Meno conosciuta ma molto salutare è anche la Portulaca oleracea, una pianta spontanea dal sapore simile alla noce, croccante come i germogli, ricchissima di vitamina B, C, mucillagini e soprattutto omega 3. Per fornire energia buona al nostro cervello è importante il consumo di cereali integrali ricchi di vitamine del complesso B e fibre, semi (zucca, sesamo, lino) e frutta oleosa (noci, mandorle, anacardi, nocciole) ricchi di grassi polinsaturi omega 3 e omega 6, da consumare come spuntini o in aggiunta alle insalate.

uova-bio

Sono un’ottima fonte proteica tutte le proteine vegetali, ovvero i legumi, naturalmente privi di grassi saturi e ricchi di fenilalanina, un aminoacido precursore della tirosina, base per la sintesi di L-dopa. Particolarmente indicato per i pazienti malati di Parkinson è il consumo di fava verde (Vicia faba), alimento cardine della dieta mediterranea per secoli, oggi purtroppo poco conosciuto e consumato. Esso contiene ben 70 mg di L-dopa ogni 100 grammi.
Da ridurre invece le proteine animali che, nei soggetti affetti da malattia, possono entrare in competizione con il levodopa, riducendone l’assimilazione, oltre a rendere il processo digestivo più lungo e l’intestino più pigro, ulteriori aspetti che rendono il farmaco trattante meno efficace. Per chi proprio non riesce a fare a meno di carne e pesce, è fondamentale consumare esclusivamente carni magre provenienti da allevamenti biologici e, tra i pesci, optare per il salmone Socheye dell’Alaska pescato allo stato selvaggio, uno dei pochi pesci indenni da contaminazione da mercurio, come anche il Tilapia o San Pietro, un pesce bianco pescato nelle acque del Mediterraneo.

Tra le uova, da preferire quelle biologiche naturalmente ricche di omega 3, ottenute da galline allevate con un’alimentazione vegetariana ricca di acidi grassi e vitamina E. Per quanto riguarda infine latte e latticini, risultano indubbiamente interessanti i risultati di un importante studio pubblicato sull’American Journal of Epidemiology, secondo il quale un elevato consumo di latticini provocherebbe un aumento di oltre il 60% del rischio di sviluppare il morbo di Parkinson.

Un approccio integrato

Molti centri specializzati ricorrono ormai all’integrazione di medicine complementari che, nella loro visione olistica della malattia, offrono un approccio più completo sia in relazione alla manifestazione dei sintomi sia alle caratteristiche psicoemotive del paziente, individuo unico nella sua essenza. L’omeopatia si rivela fondamentale nel cercare di correggere il «terreno» reattivo individuale. La fitoterapia può offrire invece un valido supporto sia nel limitare gli effetti collaterali da farmaci sia come coadiuvante nel trattamento terapeutico.

Tra i rimedi verdi più utilizzati spicca la Mucuna pruriens, pianta usata in medicina ayurvedica, naturalmente ricca di levodopa, sostanza utile per la sintesi di dopamina. Anche integratori a base di vitamina C e coenzima Q-10, componenti intrinseci della catena respiratoria mitocondriale, possono contribuire a rallentare l’evoluzione della malattia.

L’importanza del digiuno. La medicina naturale sta rivalutando anche l’importanza del digiuno, pratica che consente di liberare corpi chetonici che il cervello, dotato di speciali enzimi, è in grado di metabolizzare convertendoli in zuccheri, senza intaccare le riserve di proteine. Un’equipe di ricercatori della Columbia University di New York recentemente ha messo in luce come il digiuno potrebbe rivelarsi un’arma fondamentale nella lotta e nella prevenzione al morbo di Parkinson.

A riposo infatti l’organismo riuscirebbe a liberarsi efficacemente di tutte le intossicazioni più profonde, concentrando tutte le sue forze istintuali nella pratica dell’autoguarigione.


Lo yoga contro il dolore al collo ed alle spalle

Dopo una giornata di lavoro più pesante del solito capita di tornare a casa con il collo rigido e le spalle doloranti: questo perché è proprio nella zona ‘collo-spalle’ che si accumulano lo stress e la tensione. Come rimediare a questi dolorosi episodi? Con una serie di semplici esercizi mirati, che funzionano a meraviglia per eliminare stress e tensione da collo e spalle. Questi esercizi dovranno essere fatti con calma, lentezza ed attenzione: in caso contrario, potrebbero fare più male che bene.
Fai un bel respiro, quindi espira; mentre butti fuori l’aria, abbassa lentamente il tuo mento fino a toccare il petto, in modo da fare un lungo, delicato stretching ai muscoli del retro del collo (nuca). Fai molti profondi respiri con il mento abbassato. Alza ora la testa ed inspira, quindi espira ed abbassa nuovamente il mento verso il petto. Ripeti un paio di volte.

  1. Dopo aver preso un bel respiro, espira molto lentamente e abbassa la tua orecchia destra verso la spalla destra; chiaramente, non la raggiungerai: non ti preoccupare, l’importante è seguire la direzione. Respira e fai attenzione a come il collo e le spalle si sono piegati nel lato sinistro. Fai molti respiri profondi, inspira e rialza la testa. Ripeti dall’altro lato.
  2. Ripeti l’esercizio numero due, quindi ruota il mento in basso verso il petto e prosegui seguendo un movimento circolare, sino ad arrivare al lato opposto; inspira profondamente, e mentre espiri esegui un movimento circolare opposto al precedente, in modo da far tornare il mento sul lato di partenza. Ripeti l’esercizio partendo dal lato opposto
  3. Inspira e alza le spalle, cercando di spingerle il più in alto possibile. Quindi rilasciale aprendo la bocca e dicendo ‘AAAAHH’ (tieni la mandibola il più rilassata possibile). Ripeti l’esercizio più volte.
  4. Alza le spalle, spingile indietro lentamente e prosegui imprimendo loro un movimento circolare. Ripeti più volte, quindi fai lo stesso esercizio ma in direzione contraria.

Potete vedere un esempio di questi esercizi seguendo il video qui sotto:

Peeling per il viso al timo e salvia

Ecco come pulire in profondità e delicatamente la pelle molto grassa, senza ricorrere a un peeling troppo energico. Da utilizzare al massimo 1 volta al mese. Mischiate bene 2 cucchiai di argilla bianca, 1 cucchiaio di salvia in polvere e 1 cucchiaio di timo in polvere. Fate un infuso molto caldo con 1 altro cucchiaio di salvia e un altro di timo in polvere, lasciando bollire cinque minuti. Versate l’infuso caldo sulla miscela appena preparata e mescolate. Applicate sul viso, strofinando energicamente con movimenti circolari della punta delle dita (evitate però il contorno degli occhi e della bocca). Lasciate agire la crema, come fosse una maschera, per 20 minuti, poi sciacquate abbondantemente con acqua tiepida.

Cenere: i suoi usi

Fertilizzante: non gettate via la cenere di legna; unitela al concime e mescolatela al terriccio in primavera. Ma non utilizzatela per piante che amano i terreni acidi, come i rododendri e le azalee.
Antiriflesso: riducete il riverbero e le radiazioni ultraviolette dietro agli occhiali da sole: bagnate un dito nell’olio, immergetelo nella cenere e disegnatevi una linea scura sotto gli occhi.
Per rimettere a nuovo il peltro: aggiungete dell’acqua alla cenere setacciata e strofinate il peltro con un panno morbido.
Per sgrassare: quando siete in campeggio o usate il barbecue, immergete le pentole e gli utensili unti in cenere mista ad acqua o fate una densa pasta di cenere e acqua per grattarli.
Antiparassitario: per scacciare chiocciole e lumache, costruite delle piccole barriere di legno e cenere intorno alle piante e alle aiuole

Altri usi del tè

Sauna profumata: non gettate le bustine del tè usate. Mettetele in una pentola di acqua bollente: potrete utilizzarle per una maschera di vapore al viso gradevolmente profumata.
Schiarente: per dare ai capelli rossi o castani dei riflessi dorati, sciacquateli con del tè all’arancia.
Concime: aiutate le felci e le altre piante da appartamento annaffiandole una volta alla settimana con una soluzione molto leggera di tè tiepido.
Lenimento per cani: se il vostro cane soffre di eruzioni cutanee, fategli degli impacchi con alcune bustine di tè bagnate in acqua fredda prima di portarlo da un veterinario.
Rimedio per scottature: mettete delle bustine o delle foglie di tè (o ancora meglio di camomilla) bagnate direttamente sulle scottature; copritele con una garza per tenerle ferme.
Per lucidare: lucidate con del tè molto forte gli oggetti e i mobili laccati di nero, poi asciugateli con un panno morbido.


La mancanza di misura che alimenta l’obesità

Nel poemetto “Il Giorno“, pubblicato tra il 1763 e il 1801, Giuseppe Parini sferza con amaro sarcasmo la frivola giornata del “giovin signore”, seguendone di passo in passo “la superbia prepotente e il lusso” e “la turpe mollezza”. Di famiglia patrizia, il signore si sveglia quando il sole è già alto e deve subito decidere – atroce dubbio! – quale bevanda consumare per colazione. D’abitudine la scelta cade su una tazza di cioccolato. Ma se “troppo intorno alle vezzose membra adipe cresce”, cioè se il signore tende ad ingrassare, il giovane opta allora per un caffè. Nel contesto settecentesco, finemente descritto da Parini, la rotondità delle forme è una sorta di felice prerogativa dei ricchi, siano essi uomini o “gravi per molto adipe dame”: la grassezza è considerata espressione di benessere fisico e di potenza sociale, contrapposta alla denutrizione del “mortal vulgo”. Ciononostante, la voluttà mangereccia del “giovin signore” ha dei limiti. E quando la pinguedine eccede, la cioccolata deve lasciare il posto al meno calorico caffè. A giudicare dall’elevata diffusione del fenomeno, l’obesità sembra essere ancora oggi – come all’epoca dei Lumi – una sorta di attributo positivo. Al quale, troppo spesso, non si associa nessun freno, neppure minimo, come quello proposto dal Parini.

La famiglia Cicciottachis, emblema della nostra società

Gli esempi possibili di sfrenatezza alimentare, con conseguente scempio di corpi, sono molteplici. In questi giorni vacanzieri va però per la maggiore il modello – si fa per dire – della famiglia Cicciottachis, facilmente riconoscibile nei villaggi turistici, negli alberghi o nelle spiagge. I Cicciottachis non passano inosservati. I membri della famiglia sono tutti convintamente ed insanamente corpulenti. Al loro confronto chi ha solo qualche kg in più sembra uno smilzo. Il papà, un incrocio tra Obelix e Homer Simpson, affannato nell’impaccio di tante carne portata a spasso, pare una sorta di dio degli obesi a cui i giovani, pesanti virgulti devono obbedienza (l’ordine, assurdo, è sempre lo stesso: mangiare). La mamma, soffocata dall’adipe, è l’incarnazione, decisamente in carne, del “tubo digerente” teorizzato dal filosofo Feuerbach. I figli, degni dei genitori, sembrano scoppiare negli abiti: il maschio, 12enne, è all’incirca 100 kg di insalubre, spensierata pesantezza; la femmina, di qualche anno più piccola, tiene le mascelle in costante allenamento per raggiungere al più presto le vette del fratello.

obesita-cibo-spazzatura

Per i Cicciottachis il cibo è un’ossessione: sono i primi a fare colazione, i primi a consumare il pranzo, i primi ad addentare la merenda, i primi ad accorrere al buffet della cena. La loro condotta compulsiva non ha soste, il ciclopico girovita viene alimentato costantemente, non passa un’ora senza un panino o una bibita ipercalorica. E quando il figlio o la figlia non riempiono adeguatamente il piatto del pranzo o della cena, interviene il pater familias Cicciottachis e impone – caso mai i “piccoli” rischiassero di deperire – un sonoro adeguamento della porzione. La giornata, trascorsa in assoluta staticità, finisce con un consistente gelato. Per poi ricominciare al solito modo: mangiando.

I rischi dell’obesità

I Cicciottachis, va da sé, non sono nient’altro che un’iperbole immaginaria (ma non troppo). Il problema dell’obesità, legato per non più del 50% a fattori genetici, è invece reale, preoccupante ed endemico, tanto che si calcola che nel 2030 la metà della popolazione mondiale sarà in grave sovrappeso. Nel nostro Paese la grassezza senza freni interessa soprattutto le generazioni più giovani: un bambino italiano su tre è ben al di sopra del peso forma, uno su dieci è obeso. Siamo ormai all’emergenza, i nostri ragazzi sono i più ciccioni d’Europa. Lungi dall’essere solo un problema di estetica e di salute personale, l’obesità – così come il suo opposto: l’ossessione di un corpo perfetto – ha serie implicazioni sociali ed incide su molte patologie – dal diabete al cancro, dai disturbi cardiovascolari (a 15 anni l’aorta di un obeso presenta già placche aterosclerotiche) a quelli respiratori – aggravando sensibilmente la spesa sanitaria.Per cercare di risolvere l’emergenza sovrappeso in alcuni Paesi si è ricorso a misure drastiche, tassando il “cibo spazzatura” o arrivando, com’è successo in Scozia, a togliere i figli obesi alla famiglia di origine. Da noi, come al solito, si cerca di far leva sulla scuola. Ma prima ancora di nozioni di educazione alimentare servirebbero un po’ di moto e un minimo senso della misura. Come quello che suggeriva al “giovin signore” di sostituire la cioccolata con il caffè quando “troppo intorno alle vezzose membra adipe cresce”.