La mancanza di misura che alimenta l’obesità

Nel poemetto “Il Giorno“, pubblicato tra il 1763 e il 1801, Giuseppe Parini sferza con amaro sarcasmo la frivola giornata del “giovin signore”, seguendone di passo in passo “la superbia prepotente e il lusso” e “la turpe mollezza”. Di famiglia patrizia, il signore si sveglia quando il sole è già alto e deve subito decidere – atroce dubbio! – quale bevanda consumare per colazione. D’abitudine la scelta cade su una tazza di cioccolato. Ma se “troppo intorno alle vezzose membra adipe cresce”, cioè se il signore tende ad ingrassare, il giovane opta allora per un caffè. Nel contesto settecentesco, finemente descritto da Parini, la rotondità delle forme è una sorta di felice prerogativa dei ricchi, siano essi uomini o “gravi per molto adipe dame”: la grassezza è considerata espressione di benessere fisico e di potenza sociale, contrapposta alla denutrizione del “mortal vulgo”. Ciononostante, la voluttà mangereccia del “giovin signore” ha dei limiti. E quando la pinguedine eccede, la cioccolata deve lasciare il posto al meno calorico caffè. A giudicare dall’elevata diffusione del fenomeno, l’obesità sembra essere ancora oggi – come all’epoca dei Lumi – una sorta di attributo positivo. Al quale, troppo spesso, non si associa nessun freno, neppure minimo, come quello proposto dal Parini.

La famiglia Cicciottachis, emblema della nostra società

Gli esempi possibili di sfrenatezza alimentare, con conseguente scempio di corpi, sono molteplici. In questi giorni vacanzieri va però per la maggiore il modello – si fa per dire – della famiglia Cicciottachis, facilmente riconoscibile nei villaggi turistici, negli alberghi o nelle spiagge. I Cicciottachis non passano inosservati. I membri della famiglia sono tutti convintamente ed insanamente corpulenti. Al loro confronto chi ha solo qualche kg in più sembra uno smilzo. Il papà, un incrocio tra Obelix e Homer Simpson, affannato nell’impaccio di tante carne portata a spasso, pare una sorta di dio degli obesi a cui i giovani, pesanti virgulti devono obbedienza (l’ordine, assurdo, è sempre lo stesso: mangiare). La mamma, soffocata dall’adipe, è l’incarnazione, decisamente in carne, del “tubo digerente” teorizzato dal filosofo Feuerbach. I figli, degni dei genitori, sembrano scoppiare negli abiti: il maschio, 12enne, è all’incirca 100 kg di insalubre, spensierata pesantezza; la femmina, di qualche anno più piccola, tiene le mascelle in costante allenamento per raggiungere al più presto le vette del fratello.

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Per i Cicciottachis il cibo è un’ossessione: sono i primi a fare colazione, i primi a consumare il pranzo, i primi ad addentare la merenda, i primi ad accorrere al buffet della cena. La loro condotta compulsiva non ha soste, il ciclopico girovita viene alimentato costantemente, non passa un’ora senza un panino o una bibita ipercalorica. E quando il figlio o la figlia non riempiono adeguatamente il piatto del pranzo o della cena, interviene il pater familias Cicciottachis e impone – caso mai i “piccoli” rischiassero di deperire – un sonoro adeguamento della porzione. La giornata, trascorsa in assoluta staticità, finisce con un consistente gelato. Per poi ricominciare al solito modo: mangiando.

I rischi dell’obesità

I Cicciottachis, va da sé, non sono nient’altro che un’iperbole immaginaria (ma non troppo). Il problema dell’obesità, legato per non più del 50% a fattori genetici, è invece reale, preoccupante ed endemico, tanto che si calcola che nel 2030 la metà della popolazione mondiale sarà in grave sovrappeso. Nel nostro Paese la grassezza senza freni interessa soprattutto le generazioni più giovani: un bambino italiano su tre è ben al di sopra del peso forma, uno su dieci è obeso. Siamo ormai all’emergenza, i nostri ragazzi sono i più ciccioni d’Europa. Lungi dall’essere solo un problema di estetica e di salute personale, l’obesità – così come il suo opposto: l’ossessione di un corpo perfetto – ha serie implicazioni sociali ed incide su molte patologie – dal diabete al cancro, dai disturbi cardiovascolari (a 15 anni l’aorta di un obeso presenta già placche aterosclerotiche) a quelli respiratori – aggravando sensibilmente la spesa sanitaria.Per cercare di risolvere l’emergenza sovrappeso in alcuni Paesi si è ricorso a misure drastiche, tassando il “cibo spazzatura” o arrivando, com’è successo in Scozia, a togliere i figli obesi alla famiglia di origine. Da noi, come al solito, si cerca di far leva sulla scuola. Ma prima ancora di nozioni di educazione alimentare servirebbero un po’ di moto e un minimo senso della misura. Come quello che suggeriva al “giovin signore” di sostituire la cioccolata con il caffè quando “troppo intorno alle vezzose membra adipe cresce”.

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