Che cos’è la tricotillomania e come lo psicologo può risolvere questo disturbo

donna tira capelli

La tricotillomania è stata classificata per la prima volta nel 1889 ed inserita fra i disturbi di tipo ossessivo compulsivi. Inizialmente, venne descritta dal dermatologo francese Francois Henri Hallopeau, che coniò anche il termine con il quale tutt’oggi tale patologia viene chiamata. Il disturbo può comparire già in tenera età e più precisamente fra i nove e i tredici anni. La tricotillomania può avere cause abbastanza variegate, che vanno dalla depressione ad uno stato di forte stress. Questo disturbo colpisce una fetta di persone compresa fra lo 0,6% ed il 4% della popolazione mondiale, tuttavia, la diagnosi resta molto difficile, soprattutto a causa delle implicazioni sociali, che causano una certa diffidenza da parte di coloro che ne sono affetti ad ammettere il comportamento.

Manifestazione e caratteristiche della tricotillomania

bambina tricotillomaniaLa tricotillomania rientra nel novero nei disturbi del controllo sugli impulsi, la cui caratteristica peculiare sta nell’incapacità di chi ne soffre di resistere ad un desiderio, che si manifesta come una tentazione incalzante di eseguire un’azione precisa. Le persone colpite da questo particolare disturbo comportamentale prendono a strapparsi i capelli o i peli, fino a procurarsi fenomeni infiammatori quali dermatiti ed alopecia. Nei casi più gravi, insieme alla tricotillomania può comparire la tricofagia, ovvero l’abitudine di ingerire i capelli appena strappati. Entrambi i comportamenti appena descritti possono essere originati da numerosi fattori, fra cui la predisposizione personale ed alcuni fattori ambientali. Chi soffre di questo disturbo si sente costretto ad eseguire in continuazione questo genere di azioni auto-lesive, pur ammettendone l’assurdità. Tale comportamento è stato spiegato dagli psicologi e dai medici che ne hanno studiato le caratteristiche, come un bisogno di addomesticare l’ansia crescente. Al contrario, ogni tentativo di resistere a tale bisogno impellente può causare un aumento dello stato ansioso. L’atto compulsivo, inoltre, viene accompagnato da una sensazione di gratificazione che ne determina la cronicizzazione. L’individuo colpito da tricotillomania tende a strapparsi capelli e peli soprattutto quando è impegnato in altre attività, quali la lettura, piuttosto che una conversazione telefonica, quando è alla guida o quando osserva la televisione. Un’elevata percentuale di persone colpite da questa patologia tende a concentrare questi bizzarri comportamenti soprattutto di sera o durante la notte. Generalmente, nessun paziente si strappa i capelli in presenza di altre persone, anzi, questi soggetti tendono a nascondere i danni provocati dai loro comportamenti reiterati mediante l’uso di cappelli e sciarpe. Le difficoltà incontrate dai medici nel diagnosticare la tricotillomania, in passato inducevano a pensare che questa fosse una condizione abbastanza rara. Oggi, invece, si ritiene che nei soli Stati Uniti d’America questa condizione colpisca una fetta della popolazione compresa fra i sei e i nove milioni di abitanti. È probabile che l’aumento dello stress ed alcuni fattori ambientali possano aumentare le possibilità di restare vittima di questo disturbo di natura ossessivo compulsiva. Nella maggior parte dei casi, l’esordio della malattia avviene verso i 10-12 anni di età e presenta caratteristiche differenti da soggetto a soggetto. Alcuni pazienti hanno mostrato come questa patologia possa essere passeggera o soltanto sporadica. Altri, invece, hanno evidenziato l’adozione di un comportamento di tipo cronico. Inoltre, l’azione può cadere soltanto durante brevi momenti sparsi durante il corso della giornata o può avvenire in maniera più costante e durare molte ore. Alcune persone hanno evidenziato anche una certa capacità di liberarsi del disturbo e restarne immuni per periodi di tempo abbastanza lunghi, quali intere settimane o mesi. Tuttavia, all’aggravarsi delle condizioni di stress che ne causano la comparsa, spesso ricompare anche la malattia.

Le principali cause della tricotillomania

Gli individui colpiti dal disturbo fanno registrare improvvisi mutamenti dell’umore, inspiegabili scatti d’ira o persino ossessioni croniche e ricorrenti, quali la paura di morire o di ingrassare. Molte delle persone colpite da questa patologia mostrano anche comportamenti tipici della bulimia, caratterizzati da un bisogno continuo e smodato di mangiare. La tricotillomania è molto più frequente nelle donne che negli uomini. Nelle ragazze, l’età durante la quale la malattia esordisce, spesso collima con la comparsa del ciclo mestruale: ciò induce la medicina a pensare che alcuni cambiamenti legati alla maturazione neuro-endocrina possano essere correlati alla comparsa della malattia. Esiste una forte relazione tra irritabilità, ansia e l’alterazione repentina dell’umore. Inoltre, sono stati rilevati forti cambiamenti ormonali durante questo periodo, che spesso inducono le ragazze a sviluppare un brutto rapporto con il proprio corpo. Tali comportamenti nascono durante l’età adolescenziale e non sono legati in alcun modo all’aspetto fisico. Molti pazienti affetti da tricotillomania presentano disturbi della personalità, da ricondurre alle frequenti crisi d’ansia. Queste alterazioni della personalità possono portare a soffrire di disordini di tipo ossessivo compulsivo e depressione. Le statistiche effettuate, inoltre, hanno evidenziato come molte delle persone affette da questo genere di comportamenti spesso tendano ad abusare di alcol e droghe e possano presentare importanti disturbi alimentari, in grado di sfociare nell’anoressia e nella bulimia. Uno studio abbastanza recente effettuato su un campione di pazienti affetti da tricotillomania, ha evidenziato come i traumi pregressi (abusi sessuali, morti premature di un genitore o di un parente) siano alla base della comparsa del disturbo soltanto per il 15% dei casi. Lo stesso studio ha messo in evidenza che il 24% dei pazienti intervistati hanno cominciato a comportarsi in questo modo all’indomani del cambio di abitazione o di scuola, mentre il 3% ha ammesso di aver iniziato in seguito alla scoperta di un individuo affetto dallo stesso disturbo. Il restante 58% del campione ha dichiarato di aver iniziato ad accusare i sintomi della malattia durante un periodo connotato da un forte stato ansioso, collegato ad una condizione di stress e di scarsa autostima. Lo stress resta la principale causa scatenante.

Le cure per la tricotillomania

Come per ogni altro disturbo di natura psicologica, affrontare la tricotillomania può essere causa di grande disagio. Inoltre, è bene precisare che i tempi di guarigione possono rivelarsi anche molto lunghi. Tuttavia, avvalendosi dell’aiuto di uno specialista e di un percorso terapeutico affrontato in tutta serenità, è possibile guarire. Ad ogni modo, resta necessario intervenire in maniera tempestiva ed evitare una pericolosa cronicizzazione della malattia, capace di rendere molto più lungo e difficile l’iter terapeutico. Una terapia psicologica può essere seguita sia dai più piccoli che dagli adulti. In quest’ambito, la tecnica più usata è quella cognitivo comportamentale, che si divide in due fasi principali. Nella prima fase, il soggetto, guidato dallo psicologo, cerca di individuare i fattori scatenanti che stanno alla base del disturbo. Durante la fase seguente, invece, il paziente, con l’aiuto dello psicologo, cerca di individuare comportamenti alternativi e positivi che possano sostituire l’abitudine ossessivo compulsiva. L’approccio del terapeuta contempla diversi aspetti:

  • quello cognitivo, che serve a convincere il paziente di essere in grado di liberarsi del disturbo;
  • quello ambientale, utile a riordinare l’ambiente che gravita intorno al soggetto, eliminando tutti i possibili stimoli stressanti, nonché gli strumenti che il paziente impiega per strapparsi peli e capelli;
  • l’aspetto comportamentale, durante il quale il paziente viene obbligato ad individuare gli stimoli psicologici che stanno alla base del comportamento negativo;
  • l’aspetto sensoriale, che tende ad insegnare al soggetto come distrarsi e lasciare da parte le abitudini negative.

Quando la caduta capelli è eccessiva

La principale differenza tra i capelli (e la peluria) degli esseri umani e il pelo degli animali è che, mentre quest’ultimo ha l’obiettivo di pro­teggere dal freddo, le chiome e la peluria dell’uomo hanno perso que­sta finalità. L’uomo, infatti, contro il freddo ha saputo crearsi un riparo, ha inventato gli indumenti e ha sco­perto il fuoco per riscaldarsi.

I capelli hanno quindi soltanto una finalità ornamentale e simbo­lica. Basti pensare al significato di forza o di seduzione di una lunga chioma fluente. Nella mitologia biblica, l’eroe Sansone perde le forze quando gli vengono tagliati i capelli. Ha invece origini iraniane la storia di Rapunzel (ripresa poi in una celebre fiaba dei fratelli Grimm), la fanciulla prigionie­ra in una torre che permette al suo innamorato di raggiungerla aggrappandosi alle sue lunghissime chiome: in questo racconto i capelli equivalgono alla seduzione.

E c’è un motivo culturale legato al perché presso certe tribù indiane gli uomini tengano i capelli lunghi: le chiome fluenti significano grande saggezza e profondi pensieri.

I capelli lunghi nel sesso femminile sono una forte attrattiva sessuale. Non a caso, secondo gli antropologi le chiome sono una delle principali armi seduttive di una donna, perché alludono a una femminilità giovane e fertile. Nella nostra cultura, anche nell’uomo le chiome folte hanno un significato di mascolinità e seduzione, al punto che quando si comincia a notare un po’ di stempiatura o di pelata, molti preferiscono raparsi a zero, come per dire: sono così virile che non ho bisogno di capelli.

Ci sono tre tipi di problema

In ogni caso, quando i capelli iniziano a diventare deboli, opachi e a cadere oltre il normale, per una persona è un grosso cruccio. Capita all’uomo e ancora di più alla donna, anche se questa è mediamente meno soggetta al problema.

I capelli cadono per diversi motivi e per fortuna in molti casi esiste una cura, che va però iniziata tempestivamente, quando la caduta non è ancora a un livello troppo serio. Alopecia androgenetica, alopecia areata e telogen effluvium: sono le tre malattie dei capelli che, più frequentemente, compor­tano la caduta. Il termine alopecia prende il nome dalla caduta del pelo di certi animali soggetti a muta, come la volpe. Alopecia significa appunto “caduta del pelo della volpe”. Sono soggetti a problemi di caduta sia gli uomini sia le donne, ma il sesso maschile è, per sua stessa natura, più predisposto al problema.

alopecia

L’alopecia androgenetica

Questo disturbo viene anche chiamato calvizie ereditaria o alope­cia seborroica. Si tratta di una malattia molto comune: colpisce oltre 1’80 per cento degli uomini attorno ai sessant’anni, ma inizia a manifestarsi anche molto presto.

Non sono rari casi di ragazzi di vent’anni con problemi di cadu­ta e nemmeno le donne ne sono risparmiate. Circa il 35 per cento delle giovani in età fertile, infatti, è soggetto ad alopecia androge­netica e la percentuale aumenta dopo la menopausa, toccando il 50 per cento.

Nell’alopecia androgenetica, i capelli di fronte, tempie e sommità della testa iniziano a perdere tono, vigore e forza, in modo lento e quasi impercettibile. E invece risparmiata la nuca. Inizialmente la persona interessata non se ne accorge: solo dopo qualche tempo si rende conto di un diradamento delle chiome

Nell’alopecia androgenetica i bulbi piliferi si atrofizzano lenta­mente e, anno dopo anno, non riescono più a “produrre” capelli sani e forti. Essi nascono quindi con fusti sempre più deboli e sot­tili e con un ciclo vitale sempre più breve.

Colpa degli androgeni

L’alopecia androgenetica è causata dall’azione degli ormoni androgeni, soprattutto del testosterone, caratteristico del sesso maschile, ma presente anche nelle donne in piccole quantità.

Il testosterone è prodotto dai testicoli (le ghiandole sessuali maschili) dalle ghiandole surrenali e, in piccola parte, anche dalle ovaie (le ghiandole dell’apparato riproduttore della donna). È l’ormone responsabile dello sviluppo dei caratteri sessuali secondari (come la crescita dei peli e il timbro profondo della voce maschile). Il testosterone circola nel sangue e quindi raggiunge tutti i distretti del corpo, compresi i bulbi piliferi produttori dei capelli.

All’interno della ghiandola sebacea presente nel follicolo pilifero, il testosterone viene attaccato da un enzima, la 5 alfa reduttasi che lo trasforma in deidrotestosterone, una sostanza che danne. già il processo di crescita e sviluppo del capello, rendendolo sempre più debole e sottile.

Nemmeno le donne, comunque, sono immuni da problemi alopecia androgenetica. E questo può succedere sia durante l’ei fertile sia in menopausa, quando, a causa del calo degli ormoni femminili, il testosterone può agire più indisturbato, andando indebolire i capelli.

Non è solo una questione ormonale

Oltre all’azione del deidrotestosterone, esistono altri fatto responsabili dell’assottigliamento e della caduta capelli.

Non è esclusa la presenza di una mutazione genetica che incide sulla crescita corretta dei capelli. Questo gene è presente nelle donne che hanno la tendenza a sviluppare cisti alle ovaie: le ste se donne sono soggette anche a caduta di capelli e diradamento delle chiome.

Infine, potrebbe essere responsabile del problema una scorretta percezione dei messaggi biologici da parte dei recettori nervo: dei bulbi. Nei bulbi piliferi ci sono recettori nervosi in grado e cogliere e interpretare i segnali che provengono dall’organismo essenziali per la crescita e lo sviluppo dei capelli. Secondo studi recenti, alcune persone avrebbero recettori difettosi, che no coglierebbero bene i messaggi specifici diretti ai bulbi.

L’alopecia areata

Area celsi, alopecia totale, alopecia universale: ecco le altre definizioni dell’alopecia areata, una forma di alopecia che esordisce all’improvviso, con la comparsa di chiazze tondeggianti prive e capelli, senza altri sintomi e senza che compaiano reazioni infiammatorie.

Può coinvolgere, nei casi più seri, tutto il cuoio capelluto (alopecia totale) o tutti i peli del corpo (alopecia universale). Può comparire a qualsiasi età anche se privilegia i giovani e rappresenta circa l’1-4% delle motivazioni che spingono a rivolgersi al dermatologo.

Si tratta inoltre di una malattia spesso legata alla genetica: se un genitore ne soffre, il figlio ha la possibilità di esserne soggetto a usa volta.

Un disturbo di origine autoimmune

L’alopecia areata è una malattia di tipo autoimmune, causata dalla risposta immunologica delle cellule di difesa dell’organismo (anticorpi) dirette contro un antigene (cioè un “nemico”) presen­te nel follicolo pilifero.

I fattori che scatenano questa risposta autoimmune nei soggetti geneticamente predisposti sono sconosciuti: può trattarsi di stress, malattie virali, vaccinazioni, infezioni. Nell’alopecia areata il follicolo viene considerato dalle cellule del sistema immunitario come un “nemico” e, di conseguenza, attaccato. La fase anagen si interrompe, il follicolo entra in fase di riposo e il capello finisce per cadere precocemente. La zona più colpita dalle chiazze alopeciche è la regione parie­tale, ossia i lati del capo. Le chiazze si espandono, fondendosi fra loro e, talvolta, in poche settimane cadono tutti o quasi tutti i capelli.

I peli a punto esclamativo sono un segno clinico tipico dell’alo­pecia areata e sono sempre presenti quando la malattia è in fase di attività. Sono evidenti alla periferia delle chiazze in espansione. Questi peli, che cadono in circa 1-2 settimane, indicano che la malattia è in fase di progressione.

Il telogem effluvium

Anche chiamato effluvium telogenico, non è una vera e propria malattia dei capelli, ma piuttosto la manifestazione esterna di uno stress fisico o psicologico. E caratterizzato da un indebolimento generale dei capelli, che appaiono più opachi e sottili.

La caduta si manifesta qua e là nella varie aree del capo, i capel­li assumono anche un aspetto untuoso e possono essere maleodo­ranti.

Qualche volta il telogen effluvium è accompagnato anche da alopecia androgenetica: in questo caso la perdita di capelli si con­centra soprattutto sulla parte anteriore del capo.

Tante cause all’origine

A causare l’ effluvium è una situazione di stress prolungato, come una malattia, il parto e l’allattamento, un lutto, un periodo di superlavoro o di insoddisfazione, una cura con i farmaci.

Il problema può anche essere causato da una dieta sbagliata, per esempio se la persona non assume una quantità sufficiente di sali minerali (soprattutto ferro e magnesio, che contribuiscono alla formazione della cheratina) e vitamine.