Quando la caduta capelli è eccessiva

La principale differenza tra i capelli (e la peluria) degli esseri umani e il pelo degli animali è che, mentre quest’ultimo ha l’obiettivo di pro­teggere dal freddo, le chiome e la peluria dell’uomo hanno perso que­sta finalità. L’uomo, infatti, contro il freddo ha saputo crearsi un riparo, ha inventato gli indumenti e ha sco­perto il fuoco per riscaldarsi.

I capelli hanno quindi soltanto una finalità ornamentale e simbo­lica. Basti pensare al significato di forza o di seduzione di una lunga chioma fluente. Nella mitologia biblica, l’eroe Sansone perde le forze quando gli vengono tagliati i capelli. Ha invece origini iraniane la storia di Rapunzel (ripresa poi in una celebre fiaba dei fratelli Grimm), la fanciulla prigionie­ra in una torre che permette al suo innamorato di raggiungerla aggrappandosi alle sue lunghissime chiome: in questo racconto i capelli equivalgono alla seduzione.

E c’è un motivo culturale legato al perché presso certe tribù indiane gli uomini tengano i capelli lunghi: le chiome fluenti significano grande saggezza e profondi pensieri.

I capelli lunghi nel sesso femminile sono una forte attrattiva sessuale. Non a caso, secondo gli antropologi le chiome sono una delle principali armi seduttive di una donna, perché alludono a una femminilità giovane e fertile. Nella nostra cultura, anche nell’uomo le chiome folte hanno un significato di mascolinità e seduzione, al punto che quando si comincia a notare un po’ di stempiatura o di pelata, molti preferiscono raparsi a zero, come per dire: sono così virile che non ho bisogno di capelli.

Ci sono tre tipi di problema

In ogni caso, quando i capelli iniziano a diventare deboli, opachi e a cadere oltre il normale, per una persona è un grosso cruccio. Capita all’uomo e ancora di più alla donna, anche se questa è mediamente meno soggetta al problema.

I capelli cadono per diversi motivi e per fortuna in molti casi esiste una cura, che va però iniziata tempestivamente, quando la caduta non è ancora a un livello troppo serio. Alopecia androgenetica, alopecia areata e telogen effluvium: sono le tre malattie dei capelli che, più frequentemente, compor­tano la caduta. Il termine alopecia prende il nome dalla caduta del pelo di certi animali soggetti a muta, come la volpe. Alopecia significa appunto “caduta del pelo della volpe”. Sono soggetti a problemi di caduta sia gli uomini sia le donne, ma il sesso maschile è, per sua stessa natura, più predisposto al problema.

alopecia

L’alopecia androgenetica

Questo disturbo viene anche chiamato calvizie ereditaria o alope­cia seborroica. Si tratta di una malattia molto comune: colpisce oltre 1’80 per cento degli uomini attorno ai sessant’anni, ma inizia a manifestarsi anche molto presto.

Non sono rari casi di ragazzi di vent’anni con problemi di cadu­ta e nemmeno le donne ne sono risparmiate. Circa il 35 per cento delle giovani in età fertile, infatti, è soggetto ad alopecia androge­netica e la percentuale aumenta dopo la menopausa, toccando il 50 per cento.

Nell’alopecia androgenetica, i capelli di fronte, tempie e sommità della testa iniziano a perdere tono, vigore e forza, in modo lento e quasi impercettibile. E invece risparmiata la nuca. Inizialmente la persona interessata non se ne accorge: solo dopo qualche tempo si rende conto di un diradamento delle chiome

Nell’alopecia androgenetica i bulbi piliferi si atrofizzano lenta­mente e, anno dopo anno, non riescono più a “produrre” capelli sani e forti. Essi nascono quindi con fusti sempre più deboli e sot­tili e con un ciclo vitale sempre più breve.

Colpa degli androgeni

L’alopecia androgenetica è causata dall’azione degli ormoni androgeni, soprattutto del testosterone, caratteristico del sesso maschile, ma presente anche nelle donne in piccole quantità.

Il testosterone è prodotto dai testicoli (le ghiandole sessuali maschili) dalle ghiandole surrenali e, in piccola parte, anche dalle ovaie (le ghiandole dell’apparato riproduttore della donna). È l’ormone responsabile dello sviluppo dei caratteri sessuali secondari (come la crescita dei peli e il timbro profondo della voce maschile). Il testosterone circola nel sangue e quindi raggiunge tutti i distretti del corpo, compresi i bulbi piliferi produttori dei capelli.

All’interno della ghiandola sebacea presente nel follicolo pilifero, il testosterone viene attaccato da un enzima, la 5 alfa reduttasi che lo trasforma in deidrotestosterone, una sostanza che danne. già il processo di crescita e sviluppo del capello, rendendolo sempre più debole e sottile.

Nemmeno le donne, comunque, sono immuni da problemi alopecia androgenetica. E questo può succedere sia durante l’ei fertile sia in menopausa, quando, a causa del calo degli ormoni femminili, il testosterone può agire più indisturbato, andando indebolire i capelli.

Non è solo una questione ormonale

Oltre all’azione del deidrotestosterone, esistono altri fatto responsabili dell’assottigliamento e della caduta capelli.

Non è esclusa la presenza di una mutazione genetica che incide sulla crescita corretta dei capelli. Questo gene è presente nelle donne che hanno la tendenza a sviluppare cisti alle ovaie: le ste se donne sono soggette anche a caduta di capelli e diradamento delle chiome.

Infine, potrebbe essere responsabile del problema una scorretta percezione dei messaggi biologici da parte dei recettori nervo: dei bulbi. Nei bulbi piliferi ci sono recettori nervosi in grado e cogliere e interpretare i segnali che provengono dall’organismo essenziali per la crescita e lo sviluppo dei capelli. Secondo studi recenti, alcune persone avrebbero recettori difettosi, che no coglierebbero bene i messaggi specifici diretti ai bulbi.

L’alopecia areata

Area celsi, alopecia totale, alopecia universale: ecco le altre definizioni dell’alopecia areata, una forma di alopecia che esordisce all’improvviso, con la comparsa di chiazze tondeggianti prive e capelli, senza altri sintomi e senza che compaiano reazioni infiammatorie.

Può coinvolgere, nei casi più seri, tutto il cuoio capelluto (alopecia totale) o tutti i peli del corpo (alopecia universale). Può comparire a qualsiasi età anche se privilegia i giovani e rappresenta circa l’1-4% delle motivazioni che spingono a rivolgersi al dermatologo.

Si tratta inoltre di una malattia spesso legata alla genetica: se un genitore ne soffre, il figlio ha la possibilità di esserne soggetto a usa volta.

Un disturbo di origine autoimmune

L’alopecia areata è una malattia di tipo autoimmune, causata dalla risposta immunologica delle cellule di difesa dell’organismo (anticorpi) dirette contro un antigene (cioè un “nemico”) presen­te nel follicolo pilifero.

I fattori che scatenano questa risposta autoimmune nei soggetti geneticamente predisposti sono sconosciuti: può trattarsi di stress, malattie virali, vaccinazioni, infezioni. Nell’alopecia areata il follicolo viene considerato dalle cellule del sistema immunitario come un “nemico” e, di conseguenza, attaccato. La fase anagen si interrompe, il follicolo entra in fase di riposo e il capello finisce per cadere precocemente. La zona più colpita dalle chiazze alopeciche è la regione parie­tale, ossia i lati del capo. Le chiazze si espandono, fondendosi fra loro e, talvolta, in poche settimane cadono tutti o quasi tutti i capelli.

I peli a punto esclamativo sono un segno clinico tipico dell’alo­pecia areata e sono sempre presenti quando la malattia è in fase di attività. Sono evidenti alla periferia delle chiazze in espansione. Questi peli, che cadono in circa 1-2 settimane, indicano che la malattia è in fase di progressione.

Il telogem effluvium

Anche chiamato effluvium telogenico, non è una vera e propria malattia dei capelli, ma piuttosto la manifestazione esterna di uno stress fisico o psicologico. E caratterizzato da un indebolimento generale dei capelli, che appaiono più opachi e sottili.

La caduta si manifesta qua e là nella varie aree del capo, i capel­li assumono anche un aspetto untuoso e possono essere maleodo­ranti.

Qualche volta il telogen effluvium è accompagnato anche da alopecia androgenetica: in questo caso la perdita di capelli si con­centra soprattutto sulla parte anteriore del capo.

Tante cause all’origine

A causare l’ effluvium è una situazione di stress prolungato, come una malattia, il parto e l’allattamento, un lutto, un periodo di superlavoro o di insoddisfazione, una cura con i farmaci.

Il problema può anche essere causato da una dieta sbagliata, per esempio se la persona non assume una quantità sufficiente di sali minerali (soprattutto ferro e magnesio, che contribuiscono alla formazione della cheratina) e vitamine.


Quali disturbi si possono affrontare in uno studio psicologo a Torino

Il cervello

Entrare nello studio di uno psicologo può mettere molto nervosismo nel paziente. Dubbioso in merito alle proprie turbe, timoroso di esporre la propria vita ad uno sconosciuto, ansioso di mettersi a nudo come mai prima di allora.

Ma cosa accade tra quelle quattro mura? Quali disturbi si affrontano?

Esistono 10 diverse tipologie in base all’esperienza e all’esigenza dell’interessato e a seguito di consulenza con le psicoterapeute di www.studiopsicologo-torino.it abbiamo provato a spiegare nel dettaglio alcuni di questi disturbi psicologici, basandoci su quello che abbiamo capito (e su qualche appunto).

Disturbi dell’infanzia

L’infanzia pone le basi per la futura vita da adulto, eventuali problematiche e ripercussioni accadute durante i primi anni di vita possono influire notevolmente e impedire la normale crescita.
Rientrano in questa categoria:

  • il ritardo mentale (inteso come un quoziente intellettivo inferiore alla media) che si esplica con un isolamento del soggetto, scarsa socializzazione e mancanza di autonomia;
  • l’ansia da separazione (scatenata dall’improvviso allontanamento di una persona cara) che provoca un cambiamento nel comportamento del bambino rendendolo ansioso ed eccessivamente legato al genitore o ad un altro elemento della famiglia;
  • il mutismo selettivo (legato alla fobia sociale infantile) che impedisce al bambino di parlare con le persone, eccezione fatta per i genitori o specifici familiari;
  • il disturbo dell’evacuazione (inteso come incapacità di trattenere urina e feci) per i bambini di età superiore ai 4 anni e per un periodo superiore ai tre mesi;
  • i disturbi dell’apprendimento (eccessiva lentezza nell’apprendere nuove nozioni) riscontrabile nel periodo scolastico e formato da una complessità di sintomi e segni a seconda della specificità del disturbo
  • i disturbi dello sviluppo (compromissione dello sviluppo fisico e sociale del soggetto) come autismo e sindrome di Asperger;
  • i disturbi della nutrizione (mancanza di un’alimentazione adeguata) che sono tipici dell’adolescenza ma possono colpire anche pazienti in tenera età o adulti;
  • i tic (semplici e complessi) intesi come una ripetizione involontaria o incontrollata di corpo e espressioni facciali;
  • i disturbi della coordinazione con difficoltà nello svolgere movimenti anche semplici;
  • i disturbi da deficit di attenzione che si caratterizzano per un carattere iperattivo e dirompente del bambino, incapace nel rimanere concentrato o sereno;
  • i disturbi della comunicazione intesi come difficoltà a esprimersi (sia come linguaggio verbale che non);

Disturbi d’ansia

L’ansia è difficile da interpretare e descrivere; molte volte viene rappresentata come una coltre fuligginosa che circonda il soggetto e gli impedisce di respirare serenamente, osservare le cose in maniera nitida e impedirgli di vedere i colori che lo circondano. L’ansia impedisce una vita normale e imprigiona il paziente in un mondo di timori e angoscia. In questo tipo di disturbo ritroviamo tutte le fobie legati a persone, oggetti e contesti (claustrofobia, agorafobia, ecc.), attacchi di panico, disturbo ossessivo-compulsivo e da stress.

Disturbi dell’umore

Le cause di questo disturbo sono molteplici, da quelle familiari all’uso di sostanze stupefacenti, e sono accomunate dall’impossibilità di avere una normale vita sociale, professionale e affettiva. Si parla di depressione o di disturbo bipolare a seconda dei sintomi.

Disturbi del sonno

Donna che dormeI ritmi circadiani sono meccanismi fisiologici che regolano il sonno e la veglia, in alcuni soggetti possono essere falsati a causa di problemi ormonali o psicologici.

Rientrano in questa categoria:

  • i disturbi dei ritmi circadiani, in cui il soggetto ha ritmi disorganizzati rispetto a quelli normali ritrovandosi ad addormentarsi e svegliarsi in orari diversi;
  • l’insonnia ovvero l’incapacità di dormire, pur sentendone il bisogno;
  • l’ipersonnia intesa come un esagerato bisogno di dormire (più di 12 ore al giorno);
  • la narcolessia rappresentata da un sonno improvviso, anche durante un’attività quotidiana e/o lavorativa;
  • il bruxismo inteso come il digrignamento dei denti durante il sonno, causa di malessere fisico a causa del consumo dei denti e del sollecitamento continuo del cranio;
  • gli incubi notturni e il pavor nocturnus che provocano visioni terribili che privano il soggetto della sua tranquillità, la differenza tra le due è che nel secondo caso non si ricorda nulla di quanto sognato;
  • il sonnambulismo caratterizzato da un’attività motoria priva di coscienza;
  • le gambe senza riposo, questa sindrome provoca spasmi, crampi e fastidi agli arti inferiori, senza capacità di controllo;
  • l’enuresi, ovvero la perdita incontrollata di urina in soggetti di età maggiore ai 4 anni;
  • i disturbi della respirazione, le persone che soffrono di questi disturbi russano o smettono improvvisamente di respirare (apnea notturna).

Disturbi del controllo degli impulsi

In questa categoria rientrano quei disturbi curati dallo psicologo in cui il soggetto compie azioni sbagliate senza capacità di frenarsi, a discapito della sua sicurezza e di quella altrui.
Basti pensare alla piromania (pulsione incontrollabile nell’appiccare il fuoco), la tricotillomania (strapparsi peli e capelli), cleptomania e shopping compulsivo (rubare oggetti e acquistare oggetti anche se non si ha la disponibilità economica) e il disturbo esplosivo (reazione esagerata e violenta improvvisa).

Disturbi di personalità

I disturbi di personalità raggruppano una grande quantità di disturbi, convenzionalmente suddivisi in 3 gruppi generali:

  • Tipo A con personalità eccentriche (disturbi di tipo schizoide, schizotipico e paranoide);
  • Tipo B con personalità eccessivamente drammatiche ed empatiche (disturbi di tipo borderline, istrionico, antisociale e narcisistico);
  • Tipo C con personalità ansiose (disturbi di personalità di tipo ossessivo-compulsivo, dipendente ed evitante).

Disturbi alimentari

Tipici dell’età adolescenziale ma presenti, in forma più rara, anche negli infanti e negli adulti.
I due grandi esempi sono l’anoressia e la bulimia caratterizzati rispettivamente da una mancata alimentazione e da un’alimentazione eccessiva a cui segue un vomito indotto nel tentativo di eliminare subito i nutrienti introdotti. Lo scopo è controllare il peso a causa di una concezione negativa del proprio corpo, reo di essere grasso (anche se nella realtà non è così).

Demenza

Questo disturbo è tipico dell’anziano e si esplica con un ritardo del linguaggio, rallentamento della capacità di calcolo e ragionamento, perdita del riferimento spazio-temporale. La causa è il graduale degeneramento dell’attività cerebrale. Molto spesso è una conseguenza di una patologia (HIV, Morbo di Parkinson, Alzheimer, ecc) o indotta da sostanze. Questo disturbo difficilmente può essere curato da uno psicologo.

Disturbi somatoformi

Sono quei disturbi fantasmi, in cui il soggetto avverte dolori fisici che in realtà non esistono. Questo non significa che il paziente dello psicologo inventi i suoi sintomi, in quanto essi sono percepiti come reali.
Può esplicarsi attraverso una somatizzazione (con più sintomi e dalla lunga durata), un’indifferenziazione (quando i sintomi durano 6 mesi senza alcuna causa eziologica), una conversione (con problemi motori e percettivi), algie (dolori generalizzati), ipocondria (paura di ammalarsi o avere una grave patologia) e dismorfismo corporeo (alterata percezione del proprio corpo).

Psicosi

La mole AntonellianaNella psicosi, il paziente dello studio psicologico perde la percezione di se stesso e ciò che lo circonda. Vive in un mondo tutto suo e si estranea dalla realtà, anche a causa di allucinazioni e paranoie.
Rientrano in questa categoria la schizofrenia, disturbo schizofreniforme (si differenzia dal precedente per la durata massima di 6 mesi), schizoaffettivo (si presenta quando la schizofrenia si associa ad un disturbo dell’umore), delirante e psicotico.


I campi sondati dallo psicologo ricoprono un ampio spettro, per essere sicuri di trovare la causa o una serie di motivazioni che hanno portato ad un particolare disturbo. Rivolgendosi ad uno studio psicologo di qualità a Torino si avrà la certezza di essere ascoltati, compresi e aiutati in un percorso personale privo di critiche e giudizi, il cui fine è il miglioramento della condizione di salute.


Quale differenza tra psicologo e psicoterapeuta

cartello psicoterapia psicologia

Sia lo psicologo che lo psicoterapeuta intervengono sui pazienti che mostrano disturbi di tipo comportamentale, cercando di curare le cause intrinseche ed ambientali che stanno alla base del disagio psichico manifestato dai loro pazienti. Tuttavia, le due figure agiscono in maniera differente l’una dall’altra, adottando strumenti separati, acquisiti durante i rispettivi percorsi formativi.

La formazione professionale dello psicologo e dello psicoterapeuta

cartello stress relaxChi di professione fa lo psicologo ha studiato psicologia, ha coronato i propri studi con un tirocinio annuale, quindi ha superato l’esame di Stato utile ai fini dell’abilitazione professionale e dell’ingresso nell’Ordine degli Psicologi. Coloro che non hanno conseguito alcuna iscrizione all’albo mediante il superamento dell’esame di Stato, non hanno diritto ad usare il titolo professionale di psicologo abilitato, ma soltanto quello di dottore psicologo. L’esame di Stato, infatti, concede al professionista di iscriversi alla Sezione A dell’albo degli psicologi. Con l’introduzione delle lauree triennali, nel 2001, è sorta una nuova figura professionale, differente rispetto a quella dello psicologo canonico che ha conseguito una laurea quinquennale, ovvero quella del dottore in tecniche psicologiche. Un dottore in tecniche psicologiche ha fermato i propri studi alla laurea triennale ed ha espletato un tirocinio di sei mesi, anziché di un anno, quindi ha superato l’esame di Stato che gli ha concesso di potersi iscrivere alla Sezione B dell’ordine degli psicologi.

Chiarite le differenze interne all’ordine stesso degli psicologi, fondamentale per tracciare i confini all’interno di un panorama professionale le cui competenze e i cui percorsi formativi risultano abbastanza complessi e differenziati, passiamo alla figura dello psicoterapeuta, professione che richiede un iter formativo abbastanza lungo e impegnativo.

Per diventare psicoterapeuta è necessario aver già conseguito il titolo di psicologo, o in alternativa quello di medico chirurgo. Entrambi dovranno risultare iscritti ai rispettivi albi professionali, quindi avranno la necessità di frequentare un corso di studi supplementare, ovvero la scuola di specializzazione in psicoterapia, un iter aggiuntivo della durata di quattro anni regolarmente riconosciuto dal MIUR. Il corso di specializzazione aggiunge alle competenze già acquisite in precedenza, ulteriori conoscenze ed ulteriori strumenti professionali che concedono allo psicoterapeuta di agire più profondamente rispetto a quanto fa uno psicologo. Lo psicoterapeuta, infatti, è l’unico specialista in grado di adoperare sia strumenti clinici (diagnosi, pianificazione del trattamento, eziologia, setting) che conoscitivi (ascolto, empatia, fiducia, alleanza terapeutica). Uno psicoterapeuta esperto è in grado di favorire un miglioramento costante nel paziente, teso ad offrire tutti gli strumenti per un ritorno alla socialità e all’accettazione di se stesso. Il professionista in questione è uno dei pochi in grado di accompagnare la persona durante il processo di cambiamento, volto al raggiungimento di un migliore stato di equilibrio personale.

In cosa si distinguono le due professioni

cervello dentro a lampadinaQuella dello psicologo è una professione trasversale, considerati i diversi settori nei quali il professionista svolge la propria funzione:

  • in ambito clinico si occupa del disagio psichico patologico;
  • in ambito scolastico promuove il recupero sociale dei soggetti che presentano problematiche di tipo comportamentale che ne pregiudicano una normale integrazione;
  • nel settore imprenditoriale e sportivo svolge attività di training ai fini di un miglioramento della struttura sociale del team, oltre che prestazionale;
  • in ambito accademico, infine, svolge un ruolo fondamentale, basato sulla ricerca e sull’insegnamento della materia.

In ambito clinico, lo psicologo usa alcuni strumenti tipici della professione, ovvero il colloquio con il paziente, la valutazione del tipo di disagio psichico e l’offerta degli strumenti adatti al soggetto, allo scopo di superare o limitare i comportamenti negativi. Lo psicologo esercita un’azione di prevenzione del disagio mentale dei propri pazienti promuovendo in loro una rinnovata consapevolezza delle proprie possibilità, delle proprie azioni e dei propri modi di rapportarsi agli altri, oltre che di pensare e di agire, tentando di rafforzare le capacità di tali soggetti ad acquisire un nuovo stile di vita, basato su una rinnovata autonomia e su un maggiore benessere psicofisico. Lo psicologo fornisce un sostegno non farmacologico, non essendo abilitato a prescrivere farmaci, ma basato sulla consulenza, sulla valutazione diagnostica del caso in essere, sul sostegno e sulla riabilitazione del soggetto. Gli interventi espletati dallo psicologo non possono configurarsi come terapia, poiché qualsiasi tipo di terapia riabilitativa presuppone il titolo di psicoterapeuta.

Le mansioni dello psicoterapeuta includono la pratica della psicoterapia, essendo l’unica figura professionale ad essere abilitata a questo tipo di attività. La psicoterapia consiste nel trattamento di una vasta gamma di disturbi psicopatologici ed è essenzialmente fondata sull’interazione fra lo psicoterapeuta ed il paziente, piuttosto che una coppia di pazienti, un’intera famiglia o un gruppo di persone che ravvisano un problema o un disagio comune.

La separazione dei due ruoli, quello dello psicologo e dello psicoterapeuta, potrebbe apparire netta e priva di equivoci, ma in realtà esiste più di una controversia circa le competenze e i limiti delle due professioni. Generalmente, molti ritengono che l’attività dello psicoterapeuta sia in grado di agire più profondamente rispetto a quanto faccia il lavoro di uno psicologo. Quest’assunto non è necessariamente fondato. Le capacità e l’esperienza del professionista in questione possono fare la differenza, sebbene l’iter formativo dello psicoterapeuta sia più dettagliato.

Generalmente, la preparazione di uno psicoterapeuta risulta più accurata ed approfondita rispetto a quella di uno psicologo, soprattutto per quanto riguarda la materia psicopatologica. Lo psicoterapeuta, inoltre, utilizza tecniche terapeutiche di intervento apprese durante il corso di specializzazione, che non possono essere in alcun modo impiegate dagli psicologi. Durante il corso di specializzazione che permette l’iscrizione all’albo degli psicoterapeuti, questi ultimi possono differenziare la propria preparazione scegliendo uno dei quadri teorici di riferimento. Fra le scuole di specializzazione più diffuse figurano quella ad indirizzo cognitivo-comportamentale, quella sistemico-familiare e quella psicoanalitica. In ultima analisi è possibile affermare che lo psicoterapeuta sia l’unico a poter intervenire sui disturbi psichici, anche di natura cronica, a poter trattare la totalità dei disturbi della personalità, i traumi psicologici pregressi e a poter intervenire ai fini della rimozione degli ostacoli intrinsechi o ambientali che impediscono la normale espressione della maturità psicologica dell’individuo, sbloccandone la crescita personale. Si possono quindi rivolgere allo psicoterapeuta tutti coloro che lamentano disturbi d’ansia anche invalidanti, piuttosto che sbalzi repentini dell’umore, problemi legati all’alimentazione, alla sfera sessuale e così via.


Cos’è la psicologia

uomo che si tiene la faccia

La mente umana è la macchina più complessa presente sulla terra ed è la fonte di ogni pensiero e comportamento umano. La psicologia è la scienza della mente, cioè la disciplina che studia l’attività mentale e il comportamento dell’uomo.

Ma come è possibile studiare qualcosa di così complesso e misterioso come la mente? Anche se non possiamo osservare il pensiero, le emozioni, i ricordi o i sogni, tutto ciò che diciamo, pensiamo o sentiamo è determinato dalla mente; quello che fa la psicologia è usare il comportamento umano per testare le teorie sul funzionamento della mente.

Il termine psicologia, che deriva dal greco “scienza dell’anima“, ha indicato per secoli alcuni aspetti degli studi sull’anima e sullo spirito, concetti astratti della filosofia e della teologia non misurabili scientificamente, nè passibili di osservazione.

Per definirsi come scienza, la psicologia dovette scegliersi, intorno alla metà del IXX secolo, degli oggetti di studio concretamente osservabili; da allora la psicologia indaga una vasta gamma di fenomeni tra cui la memoria, l’intelligenza, le sensazioni, le percezioni, le emozioni, la personalità, il comportamento sociale, la comunicazione, l’intelligenza, lo sviluppo infantile, le relazioni, la malattia mentale e molto altro ancora.

La psicologia: una scienza nuova

La psicologia è una scienza nuova che ha visto la maggior parte dei progressi concentrarsi nel corso degli ultimi 150 anni. Tuttavia le sue origini si possono far risalire all’antica Grecia, 400-500 anni prima di Cristo. I filosofi erano soliti discutere di argomenti ora studiati dalla psicologia moderna, quali la memoria, il libero arbitrio, l’attrazione, ecc.

Gli psicologi studiano i comportamenti umani attraverso la comprensione dei processi mentali, emotivi e di relazione servendosi di:

  • metodi sperimentali (verificando cioè tutte le condizioni che determinano un certo comportamento);
  • osservazioni sul comportamento naturale degli individui nel loro ambiente;
  • dati raccolti sulla vita passata e presente di un individuo;
  • test che forniscono dati da analizzare statisticamente.

La psicologia è una disciplina poliedrica che comprende molti campi di studio quali lo sviluppo umano, la salute, il comportamento sociale, i processi cognitivi, l’educazione, lo sport, ecc.

Storia della psicologia

william WundtIl padre della psicologia moderna è il tedesco Wilhelm Wundt (1832-1920), sostenitore dello studio dell’esperienza immediata, che seppe separare la psicologia dalla filosofia, analizzando il funzionamento della mente con procedure più standardizzate e oggettive; nel 1879 aprì a Lipsia il primo laboratorio di ricerca dedicato alla psicologia.

Negli stessi anni nacque la scuola brentaniana, un altro importante filone della psicologia moderna caratterizzato da un approccio più filosofico e meno scientifico rispetto a quello wundtiano e a cui si ispirarono Freud e la psicologia della Gestalt, basata sul principio della “totalità”.

Negli Stati Uniti la psicologia si diffuse per merito di Edward Titchener, allievo di Wundt e fondatore dello strutturalismo, metodo rivelatosi in seguito inaffidabile, e William James, che sviluppò un approccio conosciuto come funzionalismo. Egli sosteneva che la mente è in continua evoluzione ed è pertanto inutile cercare gli elementi costitutivi dell’esperienza. Questa enfasi sulle cause e le conseguenze del comportamento ha influenzato la psicologia contemporanea.

La psicoanalisi freudiana

Sigmund FreudChi non ha mai sentito parlare di Sigmund Freud? Molte espressioni di uso comune provengono dalle sue teorie: inconscio, repressione, personalità anale, per citarne solo alcune.

Secondo Freud, gli eventi della nostra infanzia hanno un impatto significativo sul nostro comportamento da adulti.

Il padre della psicoanalisi descrisse la mente umana come un iceberg, di cui solo una piccola parte è visibile, cioè il nostro comportamento osservabile, ma è l’inconscio, la parte sommersa della mente, ad avere la maggior influenza sui nostri comportamenti. Per accedere all’inconscio, Freud utilizzava tre metodi principali: l’associazione libera, l’interpretazione dei sogni e il lapsus.

Freud individuò tre luoghi dell’inconscio: l’es, governato dal principio di piacere, l’io, governato dal principio di realtà, ed il super-io, il censore morale.

Un altro aspetto della psicoanalisi freudiana è la teoria delle fasi dello sviluppo psicosessuale (fase orale, anale, fallica, periodo di latenza e fase genitale) che mostra come la sessualità infantile influenzi la personalità adulta.
Durante la fase fallica i ragazzini sperimentano il complesso di Edipo e le bambine il complesso di Elettra. Questi complessi comportano il desiderio del bambino (o della bambina) di avere un rapporto sessuale con il genitore del sesso opposto, permettendogli di apprendere un codice di condotta morale adeguato.

Pur avendo contribuito notevolmente allo sviluppo della psicologia, la psicoanalisi freudiana fu criticata per l’eccessiva enfasi posta sulla sessualità a discapito delle relazioni sociali.

Il comportamentismo

John Broadus WatsonIl comportamentismo fu fondato nel 1913 dallo psicologo americano John Watson sulla base degli esperimenti del fisiologo russo Ivan Pavlov. Questa teoria considera gli individui il risultato del loro ambiente, rifiutando l’idea del libero arbitrio, e si occupa di come i fattori ambientali, chiamati stimoli, influenzino il comportamento osservabile, cioè la risposta. Il comportamentismo riduce quindi il comportamento ad un riflesso condizionato, un semplice meccanismo di Stimolo-Risposta (S-R) e teorizza che l’individuo sia sottoposto a due tipi di condizionamento: classico e operante.

Il condizionamento classico (CC) venne studiato da Pavlov, il quale riuscì a condizionare i cani a salivare al suono di un campanello attraverso ripetute associazioni tra il suono del campanello e il cibo. I principi del CC sono stati applicati a molte terapie. Queste includono la desensibilizzazione alle fobie (esposizione graduale ad uno stimolo temuto) e la terapia dell’avversione.

Schema del cane di Pavlov

Secondo il condizionamento operante, indagato da Skinner, è possibile apprendere un nuovo comportamento se allo stimolo viene associato un rinforzo, che può essere positivo, negativo o una punizione.
Il comportamentismo venne criticato in quanto sottostimava la complessità di alcuni comportamenti umani, come la velocità con cui apprendiamo il linguaggio, in cui sono coinvolti dei fattori biologici.

Psicologia cognitiva

Il fallimento della teoria comportamentista permise l’ascesa del cognitivismo, la corrente oggi predominante in psicologia. Doveva necessariamente esserci una mediazione tra gli stimoli e le risposte, e questa venne identificata nella mente.
Il cognitivismo ruota intorno al concetto secondo cui, per capire il comportamento umano, bisogna capire i processi mentali dell’individuo. In altre parole, gli psicologi cognitivisti studiano la cognizione, cioè l’atto mentale o il processo attraverso cui si acquisisce la conoscenza.
La teoria cognitiva si occupa di funzioni mentali come la memoria, la percezione, l’attenzione, ecc., paragonando il modo in cui la mente elabora le informazioni ad un computer. Sia il cervello umano che il computer, infatti, seguono una procedura di input, o ingresso delle informazioni (stimolo per i comportamentisti), elaborazione e output, o uscita delle informazioni (risposta).

Questo ha portato gli psicologi cognitivi a concludere che la memoria si compone di tre fasi: la codifica, la ritenzione e il recupero.

Quello cognitivista è un approccio estremamente scientifico e in genere utilizza esperimenti di laboratorio per studiare il comportamento umano. Il cognitivismo ha numerose applicazioni, tra cui la terapia cognitiva, basata in parte anche sui principi del neocomportamentismo clinico, e la testimonianza oculare.

Tante teorie con un unico scopo

Altre teorie sono la psicologia umanista, secondo cui il comportamento di un individuo è collegato ai suoi sentimenti interiori e all’immagine di sé, la psicologia biologica, che afferma che la maggior parte dei comportamenti siano influenzati dal DNA che ereditiamo, e la psicologia evoluzionaria, che spiega il comportamento in termini di pressione selettiva e adattamento evolutivo. Negli ultimi anni si è inoltre diffusa la neuropsicologia che mette in relazione i processi mentali e comportamentali ai sistemi anamotici che li rendono possibili.

Ci si potrebbe chiedere perché esistano così tanti e diversi orientamenti. Quello che tutti questi approcci alla psicologia hanno in comune è il desiderio di spiegare il comportamento degli individui sulla base dei processi mentali. Ogni teoria ha i suoi punti di forza e di debolezza e apporta un punto di vista diverso per la comprensione del comportamento umano.


Che cos’è la tricotillomania e come lo psicologo può risolvere questo disturbo

donna tira capelli

La tricotillomania è stata classificata per la prima volta nel 1889 ed inserita fra i disturbi di tipo ossessivo compulsivi. Inizialmente, venne descritta dal dermatologo francese Francois Henri Hallopeau, che coniò anche il termine con il quale tutt’oggi tale patologia viene chiamata. Il disturbo può comparire già in tenera età e più precisamente fra i nove e i tredici anni. La tricotillomania può avere cause abbastanza variegate, che vanno dalla depressione ad uno stato di forte stress. Questo disturbo colpisce una fetta di persone compresa fra lo 0,6% ed il 4% della popolazione mondiale, tuttavia, la diagnosi resta molto difficile, soprattutto a causa delle implicazioni sociali, che causano una certa diffidenza da parte di coloro che ne sono affetti ad ammettere il comportamento.

Manifestazione e caratteristiche della tricotillomania

bambina tricotillomaniaLa tricotillomania rientra nel novero nei disturbi del controllo sugli impulsi, la cui caratteristica peculiare sta nell’incapacità di chi ne soffre di resistere ad un desiderio, che si manifesta come una tentazione incalzante di eseguire un’azione precisa. Le persone colpite da questo particolare disturbo comportamentale prendono a strapparsi i capelli o i peli, fino a procurarsi fenomeni infiammatori quali dermatiti ed alopecia. Nei casi più gravi, insieme alla tricotillomania può comparire la tricofagia, ovvero l’abitudine di ingerire i capelli appena strappati. Entrambi i comportamenti appena descritti possono essere originati da numerosi fattori, fra cui la predisposizione personale ed alcuni fattori ambientali. Chi soffre di questo disturbo si sente costretto ad eseguire in continuazione questo genere di azioni auto-lesive, pur ammettendone l’assurdità. Tale comportamento è stato spiegato dagli psicologi e dai medici che ne hanno studiato le caratteristiche, come un bisogno di addomesticare l’ansia crescente. Al contrario, ogni tentativo di resistere a tale bisogno impellente può causare un aumento dello stato ansioso. L’atto compulsivo, inoltre, viene accompagnato da una sensazione di gratificazione che ne determina la cronicizzazione. L’individuo colpito da tricotillomania tende a strapparsi capelli e peli soprattutto quando è impegnato in altre attività, quali la lettura, piuttosto che una conversazione telefonica, quando è alla guida o quando osserva la televisione. Un’elevata percentuale di persone colpite da questa patologia tende a concentrare questi bizzarri comportamenti soprattutto di sera o durante la notte. Generalmente, nessun paziente si strappa i capelli in presenza di altre persone, anzi, questi soggetti tendono a nascondere i danni provocati dai loro comportamenti reiterati mediante l’uso di cappelli e sciarpe. Le difficoltà incontrate dai medici nel diagnosticare la tricotillomania, in passato inducevano a pensare che questa fosse una condizione abbastanza rara. Oggi, invece, si ritiene che nei soli Stati Uniti d’America questa condizione colpisca una fetta della popolazione compresa fra i sei e i nove milioni di abitanti. È probabile che l’aumento dello stress ed alcuni fattori ambientali possano aumentare le possibilità di restare vittima di questo disturbo di natura ossessivo compulsiva. Nella maggior parte dei casi, l’esordio della malattia avviene verso i 10-12 anni di età e presenta caratteristiche differenti da soggetto a soggetto. Alcuni pazienti hanno mostrato come questa patologia possa essere passeggera o soltanto sporadica. Altri, invece, hanno evidenziato l’adozione di un comportamento di tipo cronico. Inoltre, l’azione può cadere soltanto durante brevi momenti sparsi durante il corso della giornata o può avvenire in maniera più costante e durare molte ore. Alcune persone hanno evidenziato anche una certa capacità di liberarsi del disturbo e restarne immuni per periodi di tempo abbastanza lunghi, quali intere settimane o mesi. Tuttavia, all’aggravarsi delle condizioni di stress che ne causano la comparsa, spesso ricompare anche la malattia.

Le principali cause della tricotillomania

Gli individui colpiti dal disturbo fanno registrare improvvisi mutamenti dell’umore, inspiegabili scatti d’ira o persino ossessioni croniche e ricorrenti, quali la paura di morire o di ingrassare. Molte delle persone colpite da questa patologia mostrano anche comportamenti tipici della bulimia, caratterizzati da un bisogno continuo e smodato di mangiare. La tricotillomania è molto più frequente nelle donne che negli uomini. Nelle ragazze, l’età durante la quale la malattia esordisce, spesso collima con la comparsa del ciclo mestruale: ciò induce la medicina a pensare che alcuni cambiamenti legati alla maturazione neuro-endocrina possano essere correlati alla comparsa della malattia. Esiste una forte relazione tra irritabilità, ansia e l’alterazione repentina dell’umore. Inoltre, sono stati rilevati forti cambiamenti ormonali durante questo periodo, che spesso inducono le ragazze a sviluppare un brutto rapporto con il proprio corpo. Tali comportamenti nascono durante l’età adolescenziale e non sono legati in alcun modo all’aspetto fisico. Molti pazienti affetti da tricotillomania presentano disturbi della personalità, da ricondurre alle frequenti crisi d’ansia. Queste alterazioni della personalità possono portare a soffrire di disordini di tipo ossessivo compulsivo e depressione. Le statistiche effettuate, inoltre, hanno evidenziato come molte delle persone affette da questo genere di comportamenti spesso tendano ad abusare di alcol e droghe e possano presentare importanti disturbi alimentari, in grado di sfociare nell’anoressia e nella bulimia. Uno studio abbastanza recente effettuato su un campione di pazienti affetti da tricotillomania, ha evidenziato come i traumi pregressi (abusi sessuali, morti premature di un genitore o di un parente) siano alla base della comparsa del disturbo soltanto per il 15% dei casi. Lo stesso studio ha messo in evidenza che il 24% dei pazienti intervistati hanno cominciato a comportarsi in questo modo all’indomani del cambio di abitazione o di scuola, mentre il 3% ha ammesso di aver iniziato in seguito alla scoperta di un individuo affetto dallo stesso disturbo. Il restante 58% del campione ha dichiarato di aver iniziato ad accusare i sintomi della malattia durante un periodo connotato da un forte stato ansioso, collegato ad una condizione di stress e di scarsa autostima. Lo stress resta la principale causa scatenante.

Le cure per la tricotillomania

Come per ogni altro disturbo di natura psicologica, affrontare la tricotillomania può essere causa di grande disagio. Inoltre, è bene precisare che i tempi di guarigione possono rivelarsi anche molto lunghi. Tuttavia, avvalendosi dell’aiuto di uno specialista e di un percorso terapeutico affrontato in tutta serenità, è possibile guarire. Ad ogni modo, resta necessario intervenire in maniera tempestiva ed evitare una pericolosa cronicizzazione della malattia, capace di rendere molto più lungo e difficile l’iter terapeutico. Una terapia psicologica può essere seguita sia dai più piccoli che dagli adulti. In quest’ambito, la tecnica più usata è quella cognitivo comportamentale, che si divide in due fasi principali. Nella prima fase, il soggetto, guidato dallo psicologo, cerca di individuare i fattori scatenanti che stanno alla base del disturbo. Durante la fase seguente, invece, il paziente, con l’aiuto dello psicologo, cerca di individuare comportamenti alternativi e positivi che possano sostituire l’abitudine ossessivo compulsiva. L’approccio del terapeuta contempla diversi aspetti:

  • quello cognitivo, che serve a convincere il paziente di essere in grado di liberarsi del disturbo;
  • quello ambientale, utile a riordinare l’ambiente che gravita intorno al soggetto, eliminando tutti i possibili stimoli stressanti, nonché gli strumenti che il paziente impiega per strapparsi peli e capelli;
  • l’aspetto comportamentale, durante il quale il paziente viene obbligato ad individuare gli stimoli psicologici che stanno alla base del comportamento negativo;
  • l’aspetto sensoriale, che tende ad insegnare al soggetto come distrarsi e lasciare da parte le abitudini negative.